contributo di

RELAZIONE AL CONVEGNO – Arzignano 1.04.2006 – Centro Donna

TECNICHE PER IL SUPERAMENTO DEL TRAUMA

La diagnosi di cancro può caratterizzare uno stato di shock con tutti i sintomi psichici tipici del disturbo e sindrome post traumatica comunemente chiamato PTSD.
Per superare o elaborare un trauma emotivo in modo irreversibile è indispensabile applicare un appropriato trattamento psicoterapico.
Ma cosa è un trauma emotivo? E che  cosa accade nel nostro cervello quando subiamo un trauma?

Il trauma è un avvenimento molto doloroso che lascia un’impronta profonda nel nostro cervello.
A conferma di ciò è stato effettuato uno studio dal dipartimento di Psichiatria di Harvard su pazienti che avevano subito un trauma emotivo è stato chiesto a quest’ultimi di ascoltare una descrizione dell’evento che ha comportato per loro il trauma.

Contemporaneamente le loro reazioni erano registrate da un tomografo a emissione di positroni (Pet scan).

La tomografia consentiva di visualizzare le aree del cervello attivate o disattivate durante quei minuti in cui i pz rivivevano l’evento traumatico.

I risultati furono eloquenti:  era chiaramente attivata la zona dell’amigdala, la parte più profonda del cervello emotivo; inoltre c’era una “diasattivazione” dell’area di Broca, la parte del cervello responsabile dell’espressione del linguaggio. Infatti la frase “Non trovo le parole per descrivere quello che ho vissuto” è tipica dei sofferenti di PTSD.

 

In sostanza l’informazione riguardante il trauma invece di essere digerita rimane bloccata nel sistema nervoso(amigdala), nella sua forma ansiogena originale.

Le immagini, i pensieri, i suoni, gli odori, le emozioni, le sensazioni fisiche e le convinzioni provate al momento dell’evento sono immagazzinati in una rete di neuroni che conducono una vita autonoma; questa rete diventa un pacchetto di informazioni non elaborate e non funzionali, che si riattivano al minimo ricordo del trauma subito.

 

Quando si sono avute certe esperienze dolorose, non si smette mai di pensarci o di parlarne.

Tutto ciò aiuta a sollevarci per un po’ di tempo.

Eppure siamo bloccati, ci trasciniamo dietro le emozioni dell’evento doloroso anche quando acquisiamo una visione razionale del trauma subito.

E’ il caso di chi ha avuto un incidente d’auto che continua a sentirsi a disagio e teso in auto, anche se è consapevole che da anni, percorre senza problemi, quell’identico tragitto

Psicoterapeuti e psichiatri conoscono bene questo aspetto del PTSD, sanno che esiste una disconnessione fra le conoscenze adeguate del presente e le emozioni inadeguate, residuo del trauma passato, e che questo ha reso il PTSD fino a non molto tempo fa, tanto difficile da trattare.

Ci si è resi consapevoli, chi lavora in questo settore, che non è sufficiente far parlare il paziente, anzi, il semplice fatto di raccontare più volte il trauma non fa che aggravare i sintomi.

 

Quali sono i sintomi del trauma non elaborato?

  1. pensieri intrusivi: sono pensieri, ricordi, immagini di quello che è successo e che si presentano involontariamente soprattutto in momenti di rilassamento (per es. prima di dormire..)
  2. problemi di sonno: ci si sveglia spesso, si hanno incubi ricorrenti l’evento
  3. reazioni fisiche: problemi di stomaco, nausea, stanchezza, poca concentrazione
  4. sensi di colpa: c’è la tendenza a colpevolizzarsi per non aver fatto a sufficienza
  5. insofferenza e irritabilità nei confronti delle persone
  6. disperazione e vulnerabilità: non si riesce a pensare al futuro in modo adeguato e il senso della invulnerabilità scompare.

 

Tutti questi sintomi erano difficilmente trattabili in modo risolutivo fino a quando

 

Nei primi anni novanta, una psicologa californiana, Francine Shapiro, presentò una relazione in cui parlò per la prima volta di tecnica psicoterapica da lei inventata per sbloccare i traumi il cui nome è : EMDR.

Illustrò la sua ricerca compiuta su 80 pazienti sofferenti di PTSD a seguito di traumi emotivi importanti utilizzando questo trattamento: nell’ 85% dei casi si è constatata la scomparsa totale dei sintomi dopo tre sedute di EMDR.

Per quanto mi riguarda, non conosco nessun trattamento, compresi quelli con i farmaci più potenti, che abbia attestato una tale efficacia in un lasso di tempo così breve.

 

L’idea fondamentale della tecnica è questa:

tutti noi nel corso della vita subiamo traumi emotivi con la “t” minuscola (delusioni, separazioni…), senza però sviluppare quasi mai un disturbo post-traumatico perché nel cervello di ogni individuo esiste un meccanismo di “digestione” dei traumi emotivi che viene chiamato : “ sistema adattivo di elaborazione dell’informazione”.

 

 Proprio come l’apparato digerente trae  dal cibo le sostanze utili e necessarie all’organismo e rigetta quello che non serve, il sistema nervoso estrae dal trauma l’informazione utile, la “lezione”, e in pochi giorni si sbarazza delle emozioni e dei pensieri,  che una volta passato l’avvenimento, non sono più necessari.

 

 

 

In certe situazioni, però, questo sistema può incepparsi. Ciò accade se il trauma subito è troppo forte. Ma può succedere quando siamo particolarmente vulnerabili, ad esempio quando siamo bambini, quindi incapaci di difenderci, oppure quando ci si trova in una posizione di fragilità.

 

La forza di questa tecnica, che richiede una serie di procedure complesse e diversificate, consiste nell’evocare dapprima il ricordo traumatico in tutte le sue componenti (visiva, emozionale, cognitiva e fisica), poi nello stimolare il sistema adattivo di elaborazione dell’informazione che fino a quel momento non era funzionale.  Quest’ultimo, viene riattivato se si ristabilisce l’equilibrio eccitatori/inibitorio che è stato disturbato dal trauma attraverso una stimolazione bilaterale ad es. i movimenti oculari, (ma ci sono altre stimolazioni bilaterali o stimolazione alternata dx sx) Ciò  provoca una migliore comunicazione tra i due emisferi cerebrali, riducendo inoltre, l’intensità dei pensieri negativi disturbanti. Alla fine, la persona ricorda ancora l’evento o l’esperienza, ma lo vive con un certo distacco emotivo.

 

Dopo molti anni di pratica, sono ancora sorpresa dai risultati di cui sono testimone.

Personalmente, in campo psicologico, conosco poche cose impressionanti quanto questa tecnica in azione.

 

Ed ora riprendiamo la questione iniziale e cioè :come viene utilizzata la procedura per l’elaborazione dei traumi nell’ambulatorio psicologico del “Centro Donna?

 Le donne, dopo aver ricevuto diagnosi di cancro o dopo l’operazione al seno, hanno una paura fondamentale: quella della morte.

Sentire dal medico una diagnosi di cancro è un po’ come ascoltare una sentenza di morte.

Emergono pensieri del tipo: “Non posso crederci, non può essere vero”, “Perché è accaduto proprio a me?”.

 

L’uomo ha sempre avuto paura della morte, specie se accompagnata da sofferenza e malattia.

Oggi la medicina, che ha trionfato su tante malattie, si scontra con il limite delle malattie degenerative.

Il cancro, tra queste, ha occupato nell’immaginario collettivo, per il vissuto di angoscia ed impotenza, il posto che era stato della peste, del colera o della tubercolosi.

Il primo pensiero di chi riceve una diagnosi di cancro, anche in caso di una buona prognosi, continua ancora oggi ad essere “Non mi rimane molto tempo da vivere”.

In medicina esistono molte malattie che mettono a rischio la vita (basti pensare all’infarto, all’ictus, ad alcune malattie neurologiche) che tuttavia non evocano lo stesso spettro di una condizione senza speranza come il cancro.

 

Perché il momento della diagnosi di cancro può rappresentare uno shock traumatico?

Dico “può rappresentare”, perché fortunatamente non è uno shock traumatico per tutte le persone che ricevono tale diagnosi, ma sicuramente, per molte.

 

Torniamo al quesito,  “Perché la diagnosi di cancro rappresenta un trauma?”

Perché da un istante all’altro, la persona si trova di fronte ad un passaggio brusco dall’essere sani all’essere malati, da una situazione caratterizzata da certezza ad una caratterizzata da “minaccia di vita”.

E quali sono i sintomi che si presentano in questo caso specifico?

Rivediamo insieme i sintomi dei disturbi post-traumatici di cui ho accennato prima:

 

  1. pensieri intrusivi: pensieri, ricordi al momento della diagnosi. Si presentano involontariamente e spesso es. mentre il medico dichiara che bisogna operare.
  2. problemi di sonno: tanti risvegli, incubi riguardo la diagnosi e la paura di morte
  3. reazioni fisiche: nausea, tanta stanchezza, problemi di concentrazione
  4. sensi di colpa: vivono la malattia come la causa per qualcosa che hanno fatto o che non hanno fatto
  5. insofferenza e irritabilità nei confronti di tutto e tutti
  6. disperazione: tanta, tanta paura di non farcela come l’amica o la parente che hanno ricevuta la stessa diagnosi e ora sono decedute.

 

Con questa serie di sintomi siamo sicuri di essere di fronte ad un trauma e in quanto tale va elaborato.

In questo caso le pazienti devono essere seguite da uno psicoterapeuta specializzato nel trattamento dei disturbi post traumatici.

 

L’obiettivo è: trasformare la paziente da vittima di eventi incontrollabili(la malattia  vissuta come una condanna o come una punizione che viene dall’alto) a protagonista della propria vita(“Farò tutto il possibile per combattere la malattia”)

 

Elaborare il trauma da diagnosi di cancro è fondamentale per iniziare il percorso che porta alla guarigione, poi, eventualmente si affrontano altri  nodi traumatici che si possono presentare in un momento successivo, ad es.

 

  1. l’incubo di fare la stessa fine dell’amica/parente malata di cancro, ora deceduta
  2. l’incubo di guardarsi allo specchio e vedere un corpo mutilato o disgustoso.
  3. l’angoscia di seguire i trattamenti post-operatori e le loro conseguenze
  4. infine un’ultima angoscia che tende ad affacciarsi alla fine di questo lungo percorso che è quella della recidiva.

 

Comunque, il momento della diagnosi deve essere superato per primo, altrimenti la paziente si ritroverebbe costantemente bloccata a pensare all’idea della morte e quindi non sarebbe pronta ad intraprendere la via della guarigione.

 

 

 

©2022 Paola Pupulin | website by Carloalberto Fornea

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